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Il potere magico

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  Il potere magico. Kudos, termine quasi esclusivamente epico di cui tutta la tradizione, antica e moderna, fa un sinonimo di kleos "gloria", ha al contrario un senso molto specifico:designa un potere magico irresistibile, appannaggio degli Dèi che lo concedono occasionalmente all'eroe di loro scelta e assicurano così il loro trionfo. Ecco il carattere fondamentale del kudos: agisce come un talismano di supremazia. La dea Atena, per favorire Diomede nella corsa dei carri, fa rompere il tiro del suo concorrente Eumelo, che rovina a terra, e Diomede così lo supera, poiché "Atena ha riempito i suoi cavalli di ardore e ha messo in lui il kudos". Subito gli altri capiscono da cosa venga a Diomede questo vantaggio e che non è possibile disputarglielo. Emile Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee

Freyr

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  Freyr. È una delle principali divinità dei Vani, figlio di Njörðr, fratello di Freyja e sposo di Gerðr, figlia del gigante Gymir. Il suo nome significa "signore". Come insegna Snorri e come risulta evidente dalla sua appartenza alla stirpe dei Vani - donde gli appellativi Vananiðr e Vaningi "parente dei Vani", Vanagoð "dio dei Vani" e Vanr - egli è dio della fecondità che governa la pioggia e lo splendore del sole, nonché la crescita della terra e le ricchezze degli uomini. Egli è detto perciò anche Árgoð "dio di abbondanza" e Fégjafi "dispensatore di ricchezza". La sua dimora si chiama Álfheimr "Paese degli elfi"; di essa è detto che il dio la ebbe in "dono per il primo dente". Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici

Attraverso l'oracolo

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  Attraverso l'oracolo, Apollo impone all'uomo la moderazione, mentre lui stesso è smoderato, lo esorta al controllo di sé, mentre lui si manifesta attraverso un "pathos" incontrollato: con ciò il dio sfida l'uomo, lo provoca, lo istiga quasi a disubbidirgli.  Tale ambiguità si imprime nella parola dell'oracolo, ne fa un enigma. L'oscurità paurosa del responso allude al divario tra mondo umano e mondo divino.  E del resto già le Upanishad indiane dicevano: "perché gli dèi amano l'enigma, e a essi ripugna ciò che è manifesto". Giorgio Colli, La nascita della filosofia

Sá hon valkyrjur

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  Sá hon valkyrjur vítt of komnar, gorvar at ríða til Goðþjóðar. Skuld helt skildi, en Skogul onnur, Gunnr, Hildr, Gondul ok Geirskogul; nú eru talðar nonnur Herjans, gorvar at ríða grund valkyrjur.  Vide, lei, le Valkyrjur venire da lontano, pronte a cavalcare verso il popolo dei Goti. Skuld teneva lo scudo, seconda era Skogul, Gunnr, Hildr, Gondul e Geirskogul. Ora ho elencato le fanciulle di Herjan, pronte a cavalcare la terra, le Valkyrjur. Edda, Voluspá, 30

Gambara

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  Gambara allora si recò da Frea, moglie di Godan, e chiese la vittoria per i Winili. Frea le diede il consiglio che le donne dei Winili, scioltesi  i capelli, se le aggiustassero attorno al viso come se fossero delle barbe e di primo mattino si presentassero assieme agli uomini e si disponessero anch'esse in modo da essere viste da Godan nel luogo in cui era solito, da una finestra, guardare verso oriente. E così fu fatto. E vedendolo Godan al sorgere del sole, chiese: "Chi sono questi lungibarbi?" Allora Frea aggiunse che facesse dono della vittoria a coloro cui aveva dato il nome. E così Godan diede la vittoria ai Winili. Paolo Diacono, Historia Langobardorum, I

Thor

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  Thor è il dio del tuono e come tale è molto antico; la sua figura è parallela ad altre simili della tradizione indoeuropea: Indra, Taranis, Giove. Come Juppiter è infatti inteso nella interpretatio romana, il che appare sopratutto dal nome del "giovedì", in antico nordico  Þórsdagr. Parallelo a Thor è anche il dio Horagalles della tradizione lappone, che probabilmente da lui deriva (il nome è tratto verosimilmente da Þórrkarl). I tuoni e i fulmini che scuotono il cielo durante le tempeste sono manifestazione della sua potenza divina. Del tuono si dice che viene provocato dal passaggio nel cielo del carro del dio. Gianna Chiesa Isnardi, I miti nordici

Dioniso

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  Qui appunto sta l'origine oscura della sapienza.  La tracotanza del conoscere che si manifesta in questa avidità di gustare tutta la vita, e i suoi risultati, l'estremismo e la simultaneità dell'opposizione, alludono alla totalità, all'esperienza indicibile della totalità. Dioniso è quindi uno slancio insondabile, lo sconfinato elemento acqueo, il flusso della vita che precipita in cascata da una roccia su un'altra roccia, con l'ebbrezza del volo e lo strazio della caduta; è l'inesauribile attraverso il frammentarsi, vive in ciascuna delle lacerazioni del corpo tenue dell'acqua contro le aguzze pietre del fondo. Giorgio Colli, Introduzione a La sapienza greca