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Vetrablot

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  Siamo arrivati al Blót d'Inverno, Vetrablót, Vinterblót, nella tradizione nordica, alla festa della Notte d'Inverno, Winternacht. Nelle saghe nordiche sono spesse volte ricordate le festività delle Vetrnætr, le Notti d'Inverno, fra le maggiori feste pagane, che si svolgevano in Ottobre. Nella tradizione celtica essa è nota come Samhain, la festa di inizio Inverno, da cui deriva anche la più recente ricorrenza di Halloween. Il mese che inizia è quello di Novembre, che nell'antico calendario anglosassone è noto come Blótmonaþ, il mese dei sacrifici. Il Sole, dopo essere entrato nella metà oscura dell'anno nell'Haustblót, nell'Equinozio di Autunno, scende verso le tenebre invernali, sino a Yule, a Jól, il Solstizio d'Inverno, in cui toccherà il suo punto più basso. La ricorrenza si caratterizza come Festa dei Morti, come celebrazione degli Antenati e come celebrazione dei luminosi Elfi. Il velo fra il mondo terreste e quello sovrannaturale in questa ricor...

Hagalaz

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  Hagall er kaldakorn ok krapadrífa ok snáka sótt. La grandine è un chicco freddo e una doccia di nevischio e il male dei serpenti. Poema runico islandese Hægl byþ hwitust corna; hwyrft hit of heofones lyfte, wealcaþ hit windes scura; weorþeþ hit to wætere syððan. La grandine è il più bianco dei chicchi; è fatto vorticare dalla volta del cielo ed è lanciato in giro da raffiche di vento e poi si scioglie in acqua. Poema runico anglosassone

Halloween

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  Non solo fra i Celti, ma in tutta Europa, la notte di Ognissanti, che segna la transizione dall'autunno all'inverno, sembra essere stata anticamente la notte in cui le anime dei morti tornavano nella loro vecchia casa, per riscaldarsi al fuoco e confortarsi con le buone vivande preparate per loro in cucina o in sala da pranzo dagli affezionati parenti.  Era forse naturale pensare che l'inverno imminente guidasse i poveri spettri, affamati e intirizziti, lontano dai campi brulli e dai boschi spogli, a cercare rifugio nei locali così familiari, accanto al fuoco.  Il ramo d'oro, James George Frazer. Immagine: Illustrazione dal Book of Hallowe'en (1919)

La magia

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  La Magia è la Scienza e l'Arte di causare Cambiamenti in conformità con la Volontà. Aleister Crowley, Magick

Il vischio nella tradizione celtica

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  Secondo la tradizione magica celtica le bacche bianche del vischio simboleggiavano il sacro sperma degli Dèi, e da questo discenderebbe la sua presunta capacità di favorire la gravidanza.  Doveva essere raccolto con una falce d'oro, perché solo la nobiltà di questo metallo lasciava inalterato il potere del vischio, dopo che era separato dalla Madre Terra.  Inoltre doveva essere tagliato in un momento propizio: il sesto giorno di Luna, quando la vitalità dei raggi lunari raggiungeva lo Zenit.  Di tutti i tipi di vischio, il più puro e singolare era quello che cresceva sulle querce, il più nobile degli alberi.  Sergio Parra, Compendium Immagine: Druids Cutting the Mistletoe on the Sixth Day of the Moon di Henri Paul Motte

Vichinghi

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  Dopo l'aggressione all'abbazia di Lindisfarne nel 793, nel 794 i Vichinghi assalirono le abbazie di Wearmouth e Jarrow, in Northumbria e, tra il 795 e il 799, le coste orientali dell'Irlanda.  Nel 799, e poi nell'810, i Vichinghi saccheggiarono per la prima volta le coste dell'Aquitania, nell'attuale Francia sud occidentale, territorio che apparteneva all'Impero carolingio.  A partire dall'832 le spedizioni si fecero più frequenti in Irlanda, e Londra fu aggredita per la prima volta intorno all'850.  Intanto anche le Fiandre e la Germania venivano assalite: Anversa fu distrutta intorno all'840, Amburgo nell'845, e negli stessi anni vennero prese e distrutte anche Quentovic, nella Francia settentrionale e Dorestad, sempre nelle Fiandre.  Nell'844 una banda di predoni Vichinghi si spinse fino in Spagna e, dopo aver razziato le coste occidentali, risalito il corso del fiume Guadalquivir, prese e saccheggiò Siviglia, nel Califfato omayyade ...

Wunjo

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  Wenne bruceþ, ðe can weana lyt sares and sorge and him sylfa hæfþ blæd and blysse and eac byrga geniht. La gioia è appannaggio di colui che conosce pochi turbamenti dolori o rimorsi e che ha prosperità, felicità suprema e una dimora sufficientemente buona. Poema runico anglosassone