Il bragarfull e l'idromele
Nel corso del bragarfull, durante il banchetto funebre dello jarl Strutharldr, vennero prestati giuramenti, che per la loro temerarietà, furono registrati nelle saghe e nei carmi.
Il giorno seguente, uno Jomsviking si sarebbe pentito della propria presunzione e avrebbe detto, a mo' di scusa: ǫl er annar maðr, ovvero "la birra è un altro uomo".
Questa era per esattezza la potenza dell'idromele (mjoðr): consacrato e rafforzato con il formæli, rendeva l'uomo "diverso", cioè elevava il suo spirito al di sopra delle barriere della quotidianità e lo collocava in un mondo dove l'anima spiccava il volo verso imprese grandiose e pensieri ambiziosi.
La bevanda inebriante scatenava lo spirito.
Detto in termini mitologici, Óðinn, il creatore dell'idromele, era il Dio dell'eccitazione spirituale.
Ci imbattiamo ancora una volta in concezioni antichissime.
Anche il soma vedico si chiama madhu, una sopravvivenza dell'epoca anteriore all'insediamento del Punjab, dove non compare l'ape mellifera e pertanto l'antica bevanda cultuale dovette essere abbandonata.
Talvolta in ambito cultuale i greci designano il vino con l'antiquato termine μέλι (miele), da cui si comprende che sia sopraggiunto come sostituto di una più antica bevanda a base di miele.
Jan De Vries, La religione degli antichi germani
(Immagine: Una scena di bevuta su una stele incisa a Gotland)

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