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Ares

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  O Ares pieno di vigore, che gravi sul carro da guerra; dall'elmo d'oro, intrepido, portatore di scudo, difensore di città, coperto di bronzo, dalla mano possente, instancabile, forte con la lancia, sostegno della Giustizia, dominatore dei nemici, guida degli uomini giusti; signore del coraggio, che ruoti la tua sfera vampante fuoco fra i pianeti delle sette vie, dove i cavalli, fiammeggianti lungo la terza orbita in eterno ti portano... Inni Omerici, 8, Ad Ares

Bræðr munu berjask

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Bræðr munu berjask ok at bonum verðask, munu systrungar sifjum spilla, hart 's í heimi, hórdómr mikill, skeggold, skalmold, skildir klofnir, vindold, vargold, áðr verold steypisk mun engi maðr oðrum þyrma. I fratelli si aggrediranno e alla morte giungeranno, tradiranno i cugini i vincoli di stirpe, prova dura per gli uomini, immane l'adulterio. Tempo di asce, tempo di spade s'infrangeranno scudi, tempo di venti, tempo di lupi, prima che il mondo crolli. Neppure un uomo un altro ne risparmierà. Edda, Voluspá, 45

Unici fra gli antichi

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Unici fra gli antichi, si lasciarono conoscere solo nel linguaggio e nel culto. Parole e dèi. Null'altro di loro è rimasto. E null'altro, forse, volevano che rimanesse. Non costruirono templi di pietra né palazzi. Non lasciarono cronache delle loro gesta. Non elencarono i loro possedimenti. Non diedero forma a simulacri che resistessero nel tempo. Forse ritennero tutto questo un errore - o altrimenti qualcosa non degno di essere menzionato. Ma l'invocazione di un nome divino, le variazioni di una formula enigmatica, gli accenni a eventi celesti: questo instancabili ripetevano. Fin dalla parola - Veda - che un giorno gli avrebbe designati, furono devoti, forse fanatici della "conoscenza". Ci furono uomini che videro la conoscenza e trasmisero in "ciò che si ode" (Sruti), quindi in parole, quella conoscenza che aveva origine non umana (Apauruseya). Quegli uomini furono i Rsi, i "veggenti". Roberto Calasso, Ka

Þórr lotta con il Miðgarðsormr

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Quando Þórr ebbe tirato i remi in barca, preparò una lenza molto resistente, con un amo non meno grande e robusto.  Quindi Þórr infilò la testa del bue nell'amo e la lanciò fuori bordo.  L'amo giunse fino al fondale.  E devo dirti che Þórr ingannò il Miðgarðsormr non meno di quanto Útgarðaloki avesse beffato Þórr, quando egli aveva sollevato il serpente con la propria mano.   Il Miðgarðsormr ingoiò la testa del bue, ma l'amo si conficcò nelle fauci del serpente.  Quando il serpente se ne accorse, tirò con tanta forza che entrambi i pugni di Þórr urtarono contro la frisata. Þórr era furioso, crebbe nel suo ásmegin e si piantò  con tanta forza che sfondò la barca con entrambi i piedi e colpì il fondale del mare e tirò quindi il serpente su a bordo.  Si può ben dire che non abbia mai assistito a scene terribili chi non vide con quali occhi Þórr guardava il serpente, che lo fissava dal basso, stillando veleno. Si dice che lo jotunn  Hymir divenne pa...

Irminsul

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  Ruodolf of Fuld goes more into detail about the Irminsul; after his general statement on the heathen Saxons, that "frondosis arboribus fontibusque venerationem exhibebant", he goes on: Truncum quoque ligni non parvae magnitudinis in altum erectum sub divo colebant, patria eum lingua Irminsul appellantes, quod latine dicitur universalis columna, quasi sustinens omnia. Here was a great wooden pillar erected, and worshipped under the open sky, its name signifies universal all-sustaining pillar. Jacob Grimm, Teutonic Mythology, Vol. 1

La battaglia di Harsfjordr

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  Re Eirikr venne a sapere dell'arrivo di Haraldr nei pressi di Stadr. Anche Eirikr aveva formato un grande esercito mettendo insieme tutti gli uomini su cui poteva contare e così si mise in marcia verso sud per incontrare quelle truppe  che egli sapeva sarebbero giunte da est in suo aiuto. Tutte queste milizie si unirono a nord di Jadar e penetrarono l'interno dello Harsfjordr ove v'era ad attenderli re Haraldr con il suo esercito. Subito iniziò una grande battaglia che fu lunga e cruenta ed alla fine re Haraldr ottenne la vittoria. Caddero re Eirikr, re Sulki e lo jarl Soti, suo fratello. Torir Haklangr aveva puntato la sua nave contro quella di re Haraldr. Era Torir un valente berserkr e lo scontro fu particolarmente duro e violento prima che Torir venisse a morte e la sua nave completamente depredata. Re Kiotvi si diede alla fuga su di un isolotto ove avrebbe potuto meglio difendersi e, dopo di lui, anche tutti i suoi armati fuggirono, taluni sulle navi, altri  inoltr...

Valholl

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Quindi parlò Gangleri: “Un'enorme folla si trova nella Valholl.  E per quanto posso comprendere, Óðinn è un grandissimo condottiero, lui che comanda un esercito così grande. Ma qual è il passatempo degli Einherjar quando non bevono?” Disse Hár: “Ogni giorno, dopo essersi vestiti, si armano ed escono nel cortile, dove lottano e si abbattono l'un l'altro.  Questo è il loro svago.  Quando si avvicina l'ora del dagverðr, allora tornano alla Valholl, la loro casa, e siedono a bere, così come qui si dice: Tutti gli Einherjar alla corte di Óðinn si battono ogni giorno. Scelgono i caduti, poi dalla battaglia cavalcano via e in concordia siedono insieme. Snorri Sturluson, Edda, Gylfaginning 41